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GrezzanaComune di Grezzana

Grezzana e’ un luogo dove la vivacità della collina veronese del territorio della Valpantena incontra i primi scorci della Lessinia.
Un comune dinamico e ricco di storia nel cuore della provincia di Verona.
Con una popolazione che supera i 10.000 abitanti, Grezzana si distingue per il suo tessuto sociale attivo e per un territorio generoso che si estende per oltre 50 chilometri quadrati.
Situata strategicamente, Grezzana non è solo un importante centro residenziale e produttivo, ma rappresenta anche il naturale ponte d'accesso alla Lessinia.
Le sue porte si aprono su un mondo di tradizioni storiche, paesaggi mozzafiato e opportunità per gli amanti della natura, delle esperienze slow food del vino ed olio e strutture ricettive d’eccellenza e delle attività all'aria aperta.
Da Villa Arvedi e le altre ville forse meno note ma di assoluto pregio e bellezza a Riparo Tagliente, il Mulino di Bellori, il Forte Santa Viola, e Torre Falasco: a piedi partendo con i percorsi tracciati Feet o in bicicletta o con l’auto si possono raggiungere i nostri siti e punti di interesse per una giornata in mezzo al verde all’insegna del relax, magari approfittando delle ottime proposte di ristorazione e soggiorno già rinomate che offre il nostro vasto territorio adatto ai giovani e budget ridotti quanto alla clientela più esigente.
Molti gli eventi proposti dall’ospitalità delle ville e cantine e oleifici produttori e dedite al turismo eno ed olio gastronomico e ricco il programma annuale del Comune che offre eventi organizzati in collaborazione con le associazioni del territorio che richiamano l’interesse da tutta la provincia tra cui, solo per citarne alcuni, la Festa grande di Santa Viola, il Festival Damule’ o il mercato di Forte dei Marmi che ripete, con successo le sue edizioni.

sito internet

Campagne di Lugo

La storia del sito neolitico di «Campagne di Lugo» iniziò in un fine settimana del 1990 quando ci si apprestava a scavare per uno nuovo capannone. Già dai primissimi rilievi della stratigrafia fu chiaro che i reperti emersi erano riferibili al Neolitico antico, cioè ai primi agricoltori giunti nei Lessini magari risalendo, dalla riva sinistra dell’Adige, la Val Pantena.

Fra i primi reperti, la presenza di alcuni ciottoletti di porfido atesini usurati da intensa percussione suggeriva l’interesse principale di quel gruppo: la ricerca della selce !

Gli scavi seguenti (1990-2005) dell’Università di Trento rivelarono che si trattava di un vero e proprio villaggio (datato 7300 – 4730 anni fa circa) , recintato da una palizzata che aveva incluso capanne, focolari e aree di lavorazione della selce.

La complessità «etnica» del sito è documentata da alcune asce levigate, prodotte con pietre «importate» dal Piemonte, ma anche dalla presenza di vasellame tipico di «etnie» padane e adriatiche.
Era un «villaggio» di specialisti connessi ad una rete di scambi estesa a gran parte della pianura padana e atesina, con punte più meridionali.

La tipologia di una parte dei vasi rinvenuti suggerisce contatti con i gruppi neolitici della pianura mantovana (facies Vho), modenese (facies Fiorano) e persino della costa abruzzese (facies di Catignano).

I cereali coltivati erano orzo e farro, inoltre venivano sicuramente raccolte nocciole e ghiande.

Gli scarsi resti faunistici conservati indicano più allevamento (bovini, caprovini e rari maiali domestici) che caccia.

La quantità e la «artigianalità» dei manufatti, ma anche l’aver posizionato il sito su un conoide allora in prevalenza ghiaioso (perciò inadatto ai coltivi del primo Neolitico) confermano che si trattava di una comunità specializzata nella ricerca della selce, per produrre «in serie» lame e nuclei da «esportare» su distanze medio-lunghe.

Modalità d'accesso
Accesso libero


Vajo del Paradiso

Si tratta di uno speciale micro-ambiente, i cui elementi sono determinati in gran parte dalle caratteristiche dei diversi tipi di rocce che affiorano sui due versanti: dai calcari di base si estraeva la lignite, un carbone povero, mentre nella parte alta il naturale deflusso delle acque permetteva di far funzionare alcuni mulini. L’acqua che metteva in movimento le loro ruote nasceva dal Monte Santa Viola e dalla sorgente della costa immediatamente a nord del paese di Azzago.

Gli strati rocciosi del “Rosso ammonitico” della valle non solo restituiscono i tipici fossili marini, ma hanno anche determinato, col loro differente grado di erosione, la formazione di alte cenge, alla cui base corrono sentieri rocciosi e in cui si aprono grotte e ripari, ambienti spesso così asciutti e ben esposti da essere risultati utili per attività pastorali storiche. Su queste pareti sono conservate anche rare pitture rupestri, di difficile attribuzione, dal Neolitico ai tempi proto-storici, se non addirittura a manifestazioni religiose paleocristiane (forse sono espressioni artistiche di eremiti nei primi secoli dell’era cristiana o in epoca alto-medioevale). Con la loro forma geometrica molto stilizzata rappresentano allusivamente figure umane singole o in gruppo.

Gli strati inferiori (Calcari grigi) hanno restituito numerosi esemplari di flora fossile, mentre al di sopra delle cenge sono diffuse tracce di frequentazioni durante la Preistoria recente (circa 2000-1500 a.C.); la selce, sia per strumenti litici preistorici che per le pietre focaie storiche, era fornita dagli strati di roccia più alti (Calcare Biancone) affiorati sopra i bordi della valle. Non mancano infine persino fossili del Quaternario, come i frammenti di zanne di elefante rinvenuti nei riempimenti delle fessure naturali della roccia in una vecchia cava (loc.Magnavacca).

Modalità d'accesso
Accesso libero


Riparo tagliente

La valle in cui sorge Grezzana fu frequentata ampiamente dall’uomo del Paleolitico Medio (dal 75.000 al 36.000 a. C.) come testimoniano i reperti archeologici di Riparo Tagliente.

Il Riparo Tagliente, che prende il nome dal Sig. Tagliente che lo segnalò nel 1958, fu frequentato per lungo tempo.

Si tratta di un riparo sottoroccia, oggi zona archeologica con scavi ancora in corso. Gli uomini che frequentarono il riparo Tagliente cacciavano soprattutto erbivori, come lo stambecco, il camoscio e il cervo, ma non disegnavano di uccidere animali di stazza più elevata come i mammut, come testimoniano frammenti di denti di tale animale rinvenuti in loco. Gli uomini che continuarono a frequentare il territorio di Stallavena nel Paleolitico superiore (dal 35.000 a.C. al 10.000 a.C.) erano del tipo Homo sapiens sapiens. Oltre alla caccia, si dedicavano alla lavorazione della selce e della pelle, ricavandone rudimentali abiti. Andavano inoltre a procurarsi materiale utile alla propria attività anche in zone “lontane”: a riparo Tagliente sono state recuperate conchiglie marine, probabilmente prelevate dall’Adriatico, cristallo di rocca e ocra gialla forse provenienti da Ponte Veia.

Molto probabilmente credevano nella vita dopo la morte, come dimostra la sepoltura di un adulto, collocato supino, con le braccia allungate parallelamente al tronco ricoperto di pietre.

Su queste pietre vi erano incisi dei graffiti, quasi certamente un felino e il profilo di un Uro (un grosso bovino estinto successivamente).

Nel Riparo sono stati rinvenuti ossi con incisioni e ciottoli con raffigurazioni di animali di precisione e bellezza ammirevoli.

L’accesso al Riparo è possibile in occasione delle campagne di scavo, curate dall’Università di Ferrara.

Servizi presenti nel luogo
In occasione della Campagna di Scavo presso il sito Riparo Tagliente, dal 16 settembre al 4 di ottobre 2024, la Prof.ssa Federica Fontana e i collaboratori dell’Università di Ferrara saranno disponibili ad incontrare gli studenti e le studentesse delle scuole del territorio per illustrare il lavoro archeologico che stanno svolgendo nel rinomato sito preistorico.

L’incontro con le scuole prevede un momento di presentazione del sito, tramite slides e una breve attività laboratoriale (durata circa 2 ore) presso la scuola stessa (non sarà possibile visitare il sito per motivi di sicurezza).

Si prega di segnalare l'eventuale interesse all'attività descritta scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonando allo 045/8650169, indicando almeno due opzioni di giorno/orario. Sarà cura della biblioteca ricontattare l'insegnante referente e concordare la data dell'incontro.

Modalità d'accesso
Sito in fase di studio, momentaneamente non visitabile